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Homemade Pangoccioli

L’unico rammarico è di non poterli fare con la MIA pasta madre che è ancora troppo piccola per poter produrre… in attesa che si sviluppi a dovere o che qualcuno mi regali una pasta madre bella vecchia e già operativa mi sono dovuta arrangiare con il lievito madre secco.

Odio le merendine confezionate… non solo perchè fanno male o perchè non si sa cosa ci sia dentro, ma per il gusto. Hanno tutte questo retrogusto e retroodore di “confezionato” che proprio non mi piace e allora perchè non metterci all’opera visto che oggi sono quasi libera e posso permettermi di provare ricette?

Ecco qua:

Ingredienti

250g di farina Manitoba (farina 0)

250g di farina 00

250g di latte

50g burro

70g di zucchero

35g di lievito madre secco (una bustina) (in alternativa usate quello di birra fresco)

1 uovo

1 cucchiaino di sale

gocce di cioccolato (ma anche uvetta, frutta secca o quello che volete o niente)

Anche in questo caso per comodità io uso il CP ma a mano funziona lo stesso.

Procedimento

Con la lama impastatrice inserite nel boccale zucchero, latte e lievito e impostate 40° 2 min vel 4;

Aggiungete la farina e l’uovo e impastate ancora per 3 min vel 5/6. Nel frattempo dal buco del coperchio inserite il burro morbido a tocchetti. Solo all’ultimo aggiungete il sale.

Dovrebbe formarsi la “palla” abbastanza morbida, non troppo solida ma nemmeno troppo appiccicosa. Se serve aggiungere farina (0 o 00, quello che volete) finchè i bordi dell’impasto non si staccano dal boccale.

A questo punto lasciate lievitare nel boccale 40° per 40 minuti.

Se non avete il CP fate lievitare fino al raddoppio in luogo caldino.

A questo punto lavorate l’impasto inserendo le gocce (fredde da freezer) di cioccolato ed amalgamando bene il tutto.

Pesate l’impasto e formate delle palline tutte più o meno uguali. Distanziatele sulla teglia da forno e lasciate a forno spento con la luce accesa un’altra ora.

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Spennellate con latte ed infornate fino a doratura (circa 15 min a 180°).

Ed ecco il risultato:

Buon appetito!!!!!

 

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Piadine all’olio EVO

In questo caso è d’obbligo citare la mia adorata sorellina (che da qualche anno vive in Svizzera, beata lei!) che quando le ho dato la ricetta ha esordito con “Che cavolo è l’olio EVO??!!! Figurati se qui lo trovo, a stento trovo l’extravergine!”

Quindi mettiamo subito in chiaro, visto che qui non si da nulla per scontato, che EVO sta per Extra Vergine d’Oliva.

Questa ricetta si fa da sola, in 5 minuti. Il problema è che è altrettanto veloce a sparire. Mi chiedo adesso perchè ho sempre comprato le piadine al supermercato…

Ingredienti:

500g farina (meglio se manitoba); io l’ho provata anche con 1/3 di integrale, sono venute buonissime lo stesso.

250g di latte

50g di olio

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaino di bicarbonato

Lavorare tutti gli ingredienti a mano o con l’impastatrice fino ad ottenere un impasto liscio e compatto.

Formare 6 palline da circa 130g (pesatele per averle tutte più o meno uguali!)

Stenderle il più tonde e sottili possibili.

Finito!

Cuocete in padella calda antiaderente pochi minuti per lato e farcite con tutto quello che volete.

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Suggerimento: io le preparo qualche ora prima, le scotto leggermente in padella e le conservo in frigo. Termino la cottura al momento.

A San Martino ogni mosto diventa vino

Da buona naturalizzata veneta non posso prescindere dal “San Martino”, uno dei dolcetti più semplici e buoni della tradizione.

Mi ricorda di quando ero piccola, appena trasferita a Venezia; San Martino era molto sentito, la sera i bambini passeggiavano per le calli battendo mestoli e pentole e si mangiava questo meraviglioso megabiscotto decorato in mille modi diversi e bellissimi.

I più buoni e belli che ricordo sono quelli che faceva la mamma di una mia carissima amica, Rita, alla quale dedico un pensiero dolcissimo.

Oggi, anche se San Martino è stato ieri, ho deciso di farlo io per i miei bimbi che ovviamente già conoscono la tradizione, essendo nati qui.

Per la frolla ho usato CP ma ovviamente con due buone mani può farla chiunque. Inoltre, con il liquore al cioccolato che ho fatto ieri ho finito lo zucchero perciò ho ripiegato sul miele; scelta che si è rivelata ottima perchè rende la frolla meno dolce e si sposa meglio con tutte le decorazioni di per se già stucchevoli.

Ingredienti per 3 San Martini di medie dimensioni (io ho fatto 2 cavalli e il resto biscotti):

Per la frolla

100g Burro

85g Miele

2 uova

350g Farina

1 pizzico di sale

1/2 cucchiaino di bicarbonato

Per la guarnizione

100g cioccolato fondente

Caramelle

Zuccherini colorati/smarties/anesine…quello che avete in casa

 

Procedimento:

Ho inserito il burro a pezzi nel CP con il miele e la lama impastatrice- 3 min 40gradi vel 4 a più riprese

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Quando il burro ed il miele si sono amalgamati ho aggiunto le uova vel 4 per 40secondi circa

Alla fine ho aggiunto il sale il bicarbonato e la farina un po’ per volta. Vel 6 per 3 minuti circa, finchè non ha fatto “la palla” come nella foto.

Ho lasciato riposare in frigo (il tempo di fare la spesa) e poi ho steso l’impasto dell’altezza di 0,5 cm circa (si gonfierà poi con il bicarbonato).

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Ho disegnato la sagoma di un cavallo con cavaliere e spada a mano libera

su un pezzo di carta, l’ho ritagliato e l’ho usato come forma per il mio biscotto:

Ho poi infornato per 10 minuti circa a 180 gradi non ventilato.

Ho fuso il cioccolato a bagnomaria, decorato a piacere con una valanga di zuccherini e caramelle et voilà questo è il mio risultato del quale vado abbastanza orgogliosa:

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Buon appetito!

Vi presento il mio nuovo amico CP

Dopo parecchi mesi di assenza eccomi tornata…

2 figli piccoli e un lavoro a tempo pieno lasciano poco spazio alla coltivazione delle passioni personali e quel poco che resta, difficilmente, mio malgrado, riesco a dedicarlo alla condivisione.

Negli ultimi mesi ho subito un profondo cambiamento. Diciamo che tutto ebbe inizio poco più di un anno fa. Uscita dal “tunnel neonato” ho dovuto rimettere a posto un po’ di cose, dentro e fuori di me. Ritagliare degli spazi di “solitudine”, di coppia, perdere qualche chilo e riordinare una casa che mi stava letteralmente fagocitando (vi parlerò anche di questo in uno dei prossimi articoli e non lascerò passare un altro anno, promesso).

In tutto questo, mai mi ha abbandonata la voglia di fare da me. Fare da me anche in cucina. Non sono mai stata una cuoca provetta, anzi! Ma internet aiuta anche in questo e, di necessità virtù, con un po’ di esperimenti si può arrivare a superare lo scoglio della commestibilità, creando anche qualcosa di buono e sano!

In mio soccorso è arrivato marito che mi ha regalato il CP. Diciamo che ho sempre fatto la corte al Bimby (e prima o poi lo avrò nonostante tutto), ma ho scoperto l’esistenza di questo aggeggio, esteticamente più gradevole (la casa Artisan, quella della Kitchen Aid per intenderci, ha sempre costruito prodotti di buona fattura e dalla piacevole linea retrò) e che fa più o meno le stesse cose del suo vecchio rivale.

Ecco a voi Mr Kitchen Aid Cook Processor:

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A chi gentilmente mi legge vorrei dire che quando vi manca il tempo ma vi piace “fare”, questo signore rosso (ma esiste anche di altri colori) in cucina vi aiuta tantissimo.

Sia chiaro che non fa nulla che non potreste fare voi da soli con un frullino ed una pentola, non vi fa la spesa, non lava per voi, non si versa da solo gli ingredienti, ma impasta per voi, cuoce per voi, mescola per voi, monta, frulla, omogenizza, manteca, in tempi ridottissimi… e fa moltissime cose che comprereste al supermercato spendendo più soldi per avere più schifezze.

Un esempio? Il dado, il nesquik, l’impasto per le torte salate, le piadine, le merendine, il liquore, il pane, il risotto, la maionese, i biscotti, le torte,…

Il suo più grande difetto? Una comunità pressochè inesistente 😦

Rispetto a quello del Bimby (al quale va riconosciuta un’esperienza di quasi 50 anni!) il ricettario è povero, poco versatile e non proprio ben fatto. Ho trovato solo un sito per ora di condivisione ma ha una bassissima reattività ed attività. Spero possa crescere con il tempo…

Il bello è che io adatto perfettamente le ricette Bimby al mio CP e non ne sono stata mai delusa. La ultima più grande soddisfazione è stata la maionese pastorizzata: ho aperto il boccale pensando di trovare una specie di frittata grumosa e invece ho trovato una maionese perfetta e buonissima!

Nel mio piccolo, da oggi in poi vorrei condividere con voi i miei esperimenti per aiutare e dare uno spunto a chi lo ha già o dare delle idee a chi sta pensando di acquistare CP o qualsiasi altro food processor.

Attenzione però: ce ne sono moltissimi ormai sul mercato, ma diffidate di quelli che costano troppo poco, purtroppo la resa non sarà la stessa.

A prestissimo con le ricette CP di Roby!!!

Dalle fasce alla stella

Vi ho già parlato qui della fasciatura per neonati.

Ma cosa succede quando dei non più neonati iniziano a girarsi ed a muoversi? Le fasce diventano pericolose, il rischio è che il bambino si giri a pancia in giù rimanendo con il viso schiacciato sul cuscino o sul materasso facendo difficoltà a respirare.

Il problema è che se si abituano a dormire fasciati (come Numero2), fuori dalle fasce è un casino: una volta ho lavato la copertina magica al mattino, pensando di trovarla asciutta la sera (siamo in pieno luglio). Causa nubifragio alla sera era ancora umida e non ho potuto utilizzarla; ho improvvisato una fasciatura con un lenzuolino, ma il risultato è stato che si è liberata nel giro di poco e via alle sveglie ogni ora la notte!!! Un incubo.

Le mie amiche mi prendono in giro perchè dicono che cerco sempre le cose più strane, ed ho un po’ la mania di scovare in rete soluzioni di ogni genere per ogni genere di problema.

Questo è un problema grosso, necessita di una soluzione che ho trovato, dopo una ricerca non facile, oltreoceano: nasce dal genio di una mamma gentilissima e bravissima, Stephanie, che un po’ di anni fa si è trovata ad avere il mio stesso problema.

In America tutto è più facile; è stata brava a trovare una soluzione e questa soluzione è riuscita a cambiarle la vita anche in termini lavorativi.

Ha inventato lo Zipadee-zip, una specie di sacco nanna a forma di stella che aiuta il passaggio dalla fasciatura a “fuori”. Da un senso di contenimento al bambino senza limitare i suoi movimenti. E’ diverso da un normale sacco nanna perchè è leggero e le braccia rimangono chiuse nei “tentacoli”, contenute.

Può essere utilizzato nel passeggino o in auto perchè le cinghie si riescono a legare tranquillamente. Io se esco la sera me lo porto e lo uso come un pigiamino.

E’ di cotone leggero, in questa stagione sotto le lascio solo il pannolino o al massimo un body smanicato.

Il passaggio non è immediato, ma se il primo giorno che l’ho utilizzato i risvegli sono stati un po’ più frequenti del solito, adesso se ho necessità di utilizzarlo (non sono ancora nella fase “mi giro a pancia in giù”) noto che le piace, può ciucciarsi la mano, può sgambettare, può muovere le braccia, ed è giusto che lo faccia perchè sta crescendo…

Costa un pochino, è vero, se sbarcasse in Italia si potrebbero risparmiare i costi di spedizione, ma come sempre noi siamo un passetto indietro e purtroppo il mercato qui non è ancora pronto…

Prossimo passo? DIY!

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Little starfish

Zipadee-zip

Zipadee-zip

Da grande farò la refashionist!

Stamattina avevo voglia di fare.

Voglia di un “upgrade”… stamattina ho per la prima volta cucito un vestito!

La passione per il cucito creativo ormai è assodata, ma non ho mai fatto niente di “serio” come i vestiti.

Beh, fare i vestiti per una neonata è un po’ come farli per le bambole, però è stato divertente!

Non ho usato della stoffa comprata, mi sono data al refashion, che va tanto di moda!!! Da un vecchio mio vestito ho tirato fuori un vestitino per Numero2.

Non è stato difficile, è bastato mettere insieme un po’ di consigli spulciati tra blog e youtube, prendere le forbici in mano e tagliare… tanto al massimo avrei buttato via tutto.

Il bello del riciclo è che se qualcosa ti viene male, come spesso succede ai primi esperimenti, non succede nulla, perché hai tra le mani qualcosa che avresti comunque buttato via.

Ma se invece qualcosa ti riesce bene, hai dato nuova vita ad un pezzo di stoffa (o di qualsiasi altra cosa) e la soddisfazione è impagabile.

Io devo solo stare attenta a non sfociare nell’opposto: buttare via anche le cose buone con la smania di cambiargli destinazione d’uso…

Questo è il frutto della mia proficua mattinata!

vestitino refashion

vestitino refashion

Ditelo con un libro

Si tocca
Si annusa
Si guarda
Si “mangia”
Si ascolta

Poche cose coinvolgono così pienamente tutti i sensi come un libro, e nessuna lo fa tanto quanto un libro per bambini.
Nei miei ricordi le prime cose che ho letto sono i Topolini, pile e pile di Topolini che ogni settimana aspettavo in edicola con ansia (il mercoledì, chissà se Topolino esce ancora di mercoledì…) e che duravano troppo poco, sicuramente meno dei 7 giorni che dovevo aspettare per averne uno nuovo.
Poi un vero libro: il GGG di Roal Dahl. Il primo, bellissimo, di una lunghissima serie.
All’appello mi mancavano i libri illustrati, cartonati, quelli da toccare e da… mangiare.
Li ho scoperti da grande, da mamma, e si è aperto un mondo. Un libro educa, insegna, dice cose che sono difficili da dire, calma, unisce, aiuta, stimola, intrattiene e fa mille altre cose.
Mio papà mi ha insegnato che i soldi spesi nei libri sono soldi spesi bene e niente è più vero, anche se a volte credo di averlo preso un po’ troppo alla lettera… Ma un libro, tanto prezioso, può essere anche gratis.
Le biblioteche, il bookcrossing o i flashbook servono proprio a questo.
E proprio dei flashbook volevo parlare, delle meravigliose iniziative di nati per leggere che ci stanno tenendo compagnia in queste calde giornate di luglio.
Lettori volontari (tra cui devo citare assolutamente la mia bravissima amica Veronica!) si cimentano in letture per piccole platee dalle bocche spalancate ma (quasi) sempre silenziose.
Mostri buffi e paurosi, lupi istruiti, conigli insolenti e personaggi surreali catturano le piccole meravigliose menti all’ombra di un albero, seduti su un prato.
Se avete piccoli mostri in casa o se avete voglia di passare una mezzora in compagnia, consultate la pagina fb di nati per leggere, troverete il calendario degli eventi nella vostra città. Ne vale la pena.
Ora mi chiedo perché li definiscano libri per bambini perché, per quanto mi riguarda, i disegni,i colori, il profumo della carta e le poche parole sono una ricchezza senza eguali da zero a cent’anni.

Parte della nostra personalissima bibliografia (mia e di numero1) senza alcun ordine logico include:

Chi me l’ha fatta in testa
il Gruffalò
A letto piccolo mostro
La Mucca Moka fa un bel sogno
La strega Rossella
Topo Tip che monello
Il vasino di Andrea
Nel paese delle pulcette
Dov’è la mia mamma?
Tararì Tararera
Piccolo blu, piccolo giallo
Il piccolo bruco Maisazio
Mamme e mostri
Monster at the end of this book
Ninna nanna ninna mamma
Papà per favore mi prendi la luna?
Toto piccolo topo
Voglio essere un pirata

…e tanti, tanti altri!

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Chi fa da se fa per tre!

macchina da cucire

Ho una neonata a casa. Una neonata che per fortuna dorme. Ho anche un treenne all’asilo e sono in maternità. Vivo in una città in cui il mare non c’è e non ho i soldi per essere in vacanza.

L’unione di tutte queste cose mi porta al mio hobby, la mia cara macchina da cucire. Non che io sappia fare grandi cose, ma armata di youtube e fantasia mi diletto a fare qualcosina. E quando sono seduta tra stoffe e spilli sparisce tutto il resto e potrei stare lì per delle giornate intere.

Quello in cui mi sto cimentando in questi giorni sono le fasce portabebè (di cui vi ho già parlato).
Se si ha un po’ di manualità e un po’ di tempo non è difficile creare qualcosa di utile e con notevole risparmio.

Ieri ho fatto un mei tai da regalare ad una cara amica e mi sono servita di due modelli d’eccezione che hanno testato con evidente piacere il prodotto. 🙂

"numero1" e "numero2" sul mio mei tai

“numero1” e “numero2” sul mio mei tai

Il tutorial che mi ha guidato è quello di Tiziana.
E’ molto facile da seguire, ma un po’ lunghetto da fare. Si può decidere di farlo imbottito per l’inverno, ma per la mia esperienza già il corpo a corpo fa abbastanza caldo. Io l’ho preferito senza imbottitura.

Il mio lavoretto di oggi invece è stato la “pouch sling”. Velocissima da fare (direi meno di 1h) e facilissima da indossare. Il video tutorial al quale mi sono appoggiata è quello della seguitissima Mammacanguro.
Come stoffe ho usato quelle dell’Ikea, economiche e resistenti.
Non avevo mai indossato la pouch sling, una sorta di anello di stoffa da indossare a mo’ di tracolla,ma credo che d’ora in poi, se non fosse altro che per la semplicià di utilizzo rispetto a tutti gli altri supporti, la terrò sempre in borsa.
Ecco qui la modella “numero 2” nella tasca (in posizione “seduta” è perfetta anche per i grandicelli, ma non ho il modello a disposizione adesso…):

pouch sling

 

Bene, adesso è arrivata l’ora di andare all’asilo ed al parco a goderci un po’ di “letture a ciel sereno”, di cui vi parlerò nel prossimo articolo!!!

Portare è bellissimo!!!!

Portiamo i piccoli!

Solo chi ha avuto o avrà la fortuna di avere uno (o più) marmocchi in pancia può capire cosa si prova…

E invece no! Sarò impopolare, ma a me averli in pancia ha dato più fastidi che altro. Avrei tanto voluto staccarmi la pancia ogni tanto per potere per esempio allacciarmi le scarpe, guardarmi i piedi o sedermi senza sembrare Obelix, o dormire a pancia in giù!

La gioia invece di portare addosso i piccoli possiamo provarla tutti, mamme, papà, zii, nonni, amici.

Pratica meravigliosa, antica, ma ancora troppo poco diffusa, soprattutto in Italia.

Portare i propri bimbi non solo è comodo, ma è anche fisiologico, fa bene allo sviluppo fisico e mentale. Li fa sentire protetti, sviluppando la loro fiducia, e quindi promuove l’autonomia.

Ho portato oltre i due anni il mio primo bimbo e conto di fare lo stesso con la piccolina che già sembra apprezzare molto.

Non dico di non utilizzare i passeggini, dico solo che laddove il passeggino perde la sua comodità (saliscendi, terreni poco compatti o scoscesi), o quando (come nel mio caso), si ha più di un bimbo da portarsi appresso, o in mille altri contesti, la fascia, di qualsiasi tipo, può risultare un’ottima soluzione. Migliore del marsupio.

Fate molta attenzione ai supporti “strutturati”, che spesso non sono ergonomici come dovrebbero, bisogna sempre verificare che il peso del bimbo non appoggi interamente sui genitali:

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E’ inoltre una pratica indicata per chi soffre di displasia alle anche ed altri tipi di patologie per le quali è indicata la marsupioterapia (per i prematuri per esempio).

Ci sono un’infinità di supporti tra cui scegliere, e non è sempre facile, anche perchè spesso bisogna cercarli sul web perchè ancora sono pochi i negozi che trattano questo tipo di prodotto (a parte la più comune fascia elastica); non poter provare e toccare con mano è un impedimento, ma siate fiduciosi e troverete il vostro. E imparerete ad usarlo, con un po’ di pazienza. Ci sono anche dei corsi, io non ne ho mai fatti, youtube è stato il mio maestro (come per molte altre cose).

Personalmente, dopo aver provato fascia elastica, ad anelli e mei tai, il mio preferito è quest’ultimo.

E’ il più versatile, lo si sfrutta dal primo giorno di vita fino ai tre anni inoltrati. Unico neo è che è un po’ macchinoso da indossare perchè ha delle fasce molto lunghe da gestire e non può essere messo e tolto immediatamente come una fascia ad anelli; ultimamente ho visto in commercio delle versioni un po’ meno impegnative, come l’onbuhimo (mei tai ad anelli, quello in cui sta per trasformarsi il mio) o il mei tai con le fibbie.

Se l’idea del mei tai vi stuzzica, un sito economico sul quale acquistarlo è tiwawita. Lì trovate la versione classica e altre idee carine. Il mio dura da oltre 3 anni e non mostra alcun segno di deterioramento.

Io e il mio cangurino a 2 anni

Io e il mio cangurino a 2 anni

Buone passeggiate!!!

La coperta miracolosa

Dopo un lunghissimo periodo di assenza eccomi qui a riprendere in mano queste pagine.
Molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose cono cambiate.
Adesso ho un figlio “grande”, ha già tre anni ed è un piccolo uomo.
Ma ho anche una figlia piccola ed è di questo che vorrei parlarvi.
Non di mia figlia in sè, che ovviamente è uno spettacolo, come tutti i figli, ma del SONNO.

Si, del SONNO, a caratteri cubitali perchè quando ho scoperto che stavamo per avere un altro microbo in giro per casa, la mia paura più grande non era la gravidanza, non era la gelosia del fratello grande, non era il parto (beh, quello un po’ sì…). Insomma, il mio terrore più grande era trascorrere altri 2 anni della mia vita senza dormire, ed ero appena uscita dal primo, lunghissimo, tunnel.

Ho passato quindi parecchi mesi a studiare delle possibili soluzioni per non essere colta, questa volta, alla sprovvista.
Escludendo il pianto ad oltranza ed il gas, ho trovato la “miracle blanket“.
Bisogna parlare in inglese perchè gli anglosassoni sono anni luce avanti a noi e loro hanno la soluzione indolore per il sonno. La miracle blanket altro non è che uno “swaddler”.
Swaddling è la pratica di fasciare i neonati, non come facevano gli antichi per tenergli dritte le gambe, bensì una fasciatura morbida, che consente la mobilità degli arti inferiori, ma che limita quella delle braccia, contenendo il cosiddetto riflesso di Moro, cioè il riflesso che i neonati hanno di sussultare e spalancare le braccia ad ogni cambio di posizione o minimo rumore, o semplicemente perchè il neurone che in quel momento passa di là glie le fa spalancare all’improvviso.
Il riflesso di Moro che permette ai piccoli di abituarsi alla grandezza del mondo esterno, li costringe a svegliarsi.
E qui lo swaddler fa il suo ingresso salvando le notti di noi genitori.

Chi è bravo può arrangiarsi con un lenzuolino o una copertina (leggera, mi raccomando) a costo 0. Io a meno di 25€ ne ho comprato uno fatto apposta, la miracle blanket per l’appunto, che è in cotone organico e non ha velcro ma si avvolge e basta. Per il sonno che ho guadagnato sono i 25€ spesi meglio di questi ultimi mesi!

Devo dire che all’inizio la piccola non sembrava gradire, i fatidici primi 40 gg sono stati comunque da incubo, ma seguendo alcuni consigli online ho trovato il mio metodo, ad esempio all’inizio per paura di farle male non la stringevo come avrei dovuto e l’effetto sortito era scarso, nel giro di pochi minuti le braccia uscivano dal “bozzolo” e vanificavano ogni sforzo. Prendendo un po’ di confidenza però il miracolo è avvenuto davvero… 6 ore di sonno ininterrotto a pancia in su.
Si, perchè dimenticavo di dire che la mia bambolina dorme come un ghiro senza fasciatura, ma solo a pancia in giù e pare che non vada bene perchè le statistiche dicono che aumenta il rischio di SIDS.

Adesso che abbiamo trovato la pace e da due mesi notte=riposo, si avvicina il momento in cui dovremmo abbandonare la nostra coperta magica: quando i piccoli cominciano a rotolare non è più sicuro imbozzolarli perchè potrebbero soffocare senza potersi tirare su con la forza delle braccia.
Ci stiamo già attrezzando per l’opera, ma di questo vi parlerò in un altro capitolo.

Buona nanna a tutti.

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