Dalle fasce alla stella

Vi ho già parlato qui della fasciatura per neonati.

Ma cosa succede quando dei non più neonati iniziano a girarsi ed a muoversi? Le fasce diventano pericolose, il rischio è che il bambino si giri a pancia in giù rimanendo con il viso schiacciato sul cuscino o sul materasso facendo difficoltà a respirare.

Il problema è che se si abituano a dormire fasciati (come Numero2), fuori dalle fasce è un casino: una volta ho lavato la copertina magica al mattino, pensando di trovarla asciutta la sera (siamo in pieno luglio). Causa nubifragio alla sera era ancora umida e non ho potuto utilizzarla; ho improvvisato una fasciatura con un lenzuolino, ma il risultato è stato che si è liberata nel giro di poco e via alle sveglie ogni ora la notte!!! Un incubo.

Le mie amiche mi prendono in giro perchè dicono che cerco sempre le cose più strane, ed ho un po’ la mania di scovare in rete soluzioni di ogni genere per ogni genere di problema.

Questo è un problema grosso, necessita di una soluzione che ho trovato, dopo una ricerca non facile, oltreoceano: nasce dal genio di una mamma gentilissima e bravissima, Stephanie, che un po’ di anni fa si è trovata ad avere il mio stesso problema.

In America tutto è più facile; è stata brava a trovare una soluzione e questa soluzione è riuscita a cambiarle la vita anche in termini lavorativi.

Ha inventato lo Zipadee-zip, una specie di sacco nanna a forma di stella che aiuta il passaggio dalla fasciatura a “fuori”. Da un senso di contenimento al bambino senza limitare i suoi movimenti. E’ diverso da un normale sacco nanna perchè è leggero e le braccia rimangono chiuse nei “tentacoli”, contenute.

Può essere utilizzato nel passeggino o in auto perchè le cinghie si riescono a legare tranquillamente. Io se esco la sera me lo porto e lo uso come un pigiamino.

E’ di cotone leggero, in questa stagione sotto le lascio solo il pannolino o al massimo un body smanicato.

Il passaggio non è immediato, ma se il primo giorno che l’ho utilizzato i risvegli sono stati un po’ più frequenti del solito, adesso se ho necessità di utilizzarlo (non sono ancora nella fase “mi giro a pancia in giù”) noto che le piace, può ciucciarsi la mano, può sgambettare, può muovere le braccia, ed è giusto che lo faccia perchè sta crescendo…

Costa un pochino, è vero, se sbarcasse in Italia si potrebbero risparmiare i costi di spedizione, ma come sempre noi siamo un passetto indietro e purtroppo il mercato qui non è ancora pronto…

Prossimo passo? DIY!

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Little starfish

Zipadee-zip

Zipadee-zip

Da grande farò la refashionist!

Stamattina avevo voglia di fare.

Voglia di un “upgrade”… stamattina ho per la prima volta cucito un vestito!

La passione per il cucito creativo ormai è assodata, ma non ho mai fatto niente di “serio” come i vestiti.

Beh, fare i vestiti per una neonata è un po’ come farli per le bambole, però è stato divertente!

Non ho usato della stoffa comprata, mi sono data al refashion, che va tanto di moda!!! Da un vecchio mio vestito ho tirato fuori un vestitino per Numero2.

Non è stato difficile, è bastato mettere insieme un po’ di consigli spulciati tra blog e youtube, prendere le forbici in mano e tagliare… tanto al massimo avrei buttato via tutto.

Il bello del riciclo è che se qualcosa ti viene male, come spesso succede ai primi esperimenti, non succede nulla, perché hai tra le mani qualcosa che avresti comunque buttato via.

Ma se invece qualcosa ti riesce bene, hai dato nuova vita ad un pezzo di stoffa (o di qualsiasi altra cosa) e la soddisfazione è impagabile.

Io devo solo stare attenta a non sfociare nell’opposto: buttare via anche le cose buone con la smania di cambiargli destinazione d’uso…

Questo è il frutto della mia proficua mattinata!

vestitino refashion

vestitino refashion

Ditelo con un libro

Si tocca
Si annusa
Si guarda
Si “mangia”
Si ascolta

Poche cose coinvolgono così pienamente tutti i sensi come un libro, e nessuna lo fa tanto quanto un libro per bambini.
Nei miei ricordi le prime cose che ho letto sono i Topolini, pile e pile di Topolini che ogni settimana aspettavo in edicola con ansia (il mercoledì, chissà se Topolino esce ancora di mercoledì…) e che duravano troppo poco, sicuramente meno dei 7 giorni che dovevo aspettare per averne uno nuovo.
Poi un vero libro: il GGG di Roal Dahl. Il primo, bellissimo, di una lunghissima serie.
All’appello mi mancavano i libri illustrati, cartonati, quelli da toccare e da… mangiare.
Li ho scoperti da grande, da mamma, e si è aperto un mondo. Un libro educa, insegna, dice cose che sono difficili da dire, calma, unisce, aiuta, stimola, intrattiene e fa mille altre cose.
Mio papà mi ha insegnato che i soldi spesi nei libri sono soldi spesi bene e niente è più vero, anche se a volte credo di averlo preso un po’ troppo alla lettera… Ma un libro, tanto prezioso, può essere anche gratis.
Le biblioteche, il bookcrossing o i flashbook servono proprio a questo.
E proprio dei flashbook volevo parlare, delle meravigliose iniziative di nati per leggere che ci stanno tenendo compagnia in queste calde giornate di luglio.
Lettori volontari (tra cui devo citare assolutamente la mia bravissima amica Veronica!) si cimentano in letture per piccole platee dalle bocche spalancate ma (quasi) sempre silenziose.
Mostri buffi e paurosi, lupi istruiti, conigli insolenti e personaggi surreali catturano le piccole meravigliose menti all’ombra di un albero, seduti su un prato.
Se avete piccoli mostri in casa o se avete voglia di passare una mezzora in compagnia, consultate la pagina fb di nati per leggere, troverete il calendario degli eventi nella vostra città. Ne vale la pena.
Ora mi chiedo perché li definiscano libri per bambini perché, per quanto mi riguarda, i disegni,i colori, il profumo della carta e le poche parole sono una ricchezza senza eguali da zero a cent’anni.

Parte della nostra personalissima bibliografia (mia e di numero1) senza alcun ordine logico include:

Chi me l’ha fatta in testa
il Gruffalò
A letto piccolo mostro
La Mucca Moka fa un bel sogno
La strega Rossella
Topo Tip che monello
Il vasino di Andrea
Nel paese delle pulcette
Dov’è la mia mamma?
Tararì Tararera
Piccolo blu, piccolo giallo
Il piccolo bruco Maisazio
Mamme e mostri
Monster at the end of this book
Ninna nanna ninna mamma
Papà per favore mi prendi la luna?
Toto piccolo topo
Voglio essere un pirata

…e tanti, tanti altri!

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Chi fa da se fa per tre!

macchina da cucire

Ho una neonata a casa. Una neonata che per fortuna dorme. Ho anche un treenne all’asilo e sono in maternità. Vivo in una città in cui il mare non c’è e non ho i soldi per essere in vacanza.

L’unione di tutte queste cose mi porta al mio hobby, la mia cara macchina da cucire. Non che io sappia fare grandi cose, ma armata di youtube e fantasia mi diletto a fare qualcosina. E quando sono seduta tra stoffe e spilli sparisce tutto il resto e potrei stare lì per delle giornate intere.

Quello in cui mi sto cimentando in questi giorni sono le fasce portabebè (di cui vi ho già parlato).
Se si ha un po’ di manualità e un po’ di tempo non è difficile creare qualcosa di utile e con notevole risparmio.

Ieri ho fatto un mei tai da regalare ad una cara amica e mi sono servita di due modelli d’eccezione che hanno testato con evidente piacere il prodotto.🙂

"numero1" e "numero2" sul mio mei tai

“numero1” e “numero2” sul mio mei tai

Il tutorial che mi ha guidato è quello di Tiziana.
E’ molto facile da seguire, ma un po’ lunghetto da fare. Si può decidere di farlo imbottito per l’inverno, ma per la mia esperienza già il corpo a corpo fa abbastanza caldo. Io l’ho preferito senza imbottitura.

Il mio lavoretto di oggi invece è stato la “pouch sling”. Velocissima da fare (direi meno di 1h) e facilissima da indossare. Il video tutorial al quale mi sono appoggiata è quello della seguitissima Mammacanguro.
Come stoffe ho usato quelle dell’Ikea, economiche e resistenti.
Non avevo mai indossato la pouch sling, una sorta di anello di stoffa da indossare a mo’ di tracolla,ma credo che d’ora in poi, se non fosse altro che per la semplicià di utilizzo rispetto a tutti gli altri supporti, la terrò sempre in borsa.
Ecco qui la modella “numero 2” nella tasca (in posizione “seduta” è perfetta anche per i grandicelli, ma non ho il modello a disposizione adesso…):

pouch sling

 

Bene, adesso è arrivata l’ora di andare all’asilo ed al parco a goderci un po’ di “letture a ciel sereno”, di cui vi parlerò nel prossimo articolo!!!

Portare è bellissimo!!!!

Portiamo i piccoli!

Solo chi ha avuto o avrà la fortuna di avere uno (o più) marmocchi in pancia può capire cosa si prova…

E invece no! Sarò impopolare, ma a me averli in pancia ha dato più fastidi che altro. Avrei tanto voluto staccarmi la pancia ogni tanto per potere per esempio allacciarmi le scarpe, guardarmi i piedi o sedermi senza sembrare Obelix, o dormire a pancia in giù!

La gioia invece di portare addosso i piccoli possiamo provarla tutti, mamme, papà, zii, nonni, amici.

Pratica meravigliosa, antica, ma ancora troppo poco diffusa, soprattutto in Italia.

Portare i propri bimbi non solo è comodo, ma è anche fisiologico, fa bene allo sviluppo fisico e mentale. Li fa sentire protetti, sviluppando la loro fiducia, e quindi promuove l’autonomia.

Ho portato oltre i due anni il mio primo bimbo e conto di fare lo stesso con la piccolina che già sembra apprezzare molto.

Non dico di non utilizzare i passeggini, dico solo che laddove il passeggino perde la sua comodità (saliscendi, terreni poco compatti o scoscesi), o quando (come nel mio caso), si ha più di un bimbo da portarsi appresso, o in mille altri contesti, la fascia, di qualsiasi tipo, può risultare un’ottima soluzione. Migliore del marsupio.

Fate molta attenzione ai supporti “strutturati”, che spesso non sono ergonomici come dovrebbero, bisogna sempre verificare che il peso del bimbo non appoggi interamente sui genitali:

portare

E’ inoltre una pratica indicata per chi soffre di displasia alle anche ed altri tipi di patologie per le quali è indicata la marsupioterapia (per i prematuri per esempio).

Ci sono un’infinità di supporti tra cui scegliere, e non è sempre facile, anche perchè spesso bisogna cercarli sul web perchè ancora sono pochi i negozi che trattano questo tipo di prodotto (a parte la più comune fascia elastica); non poter provare e toccare con mano è un impedimento, ma siate fiduciosi e troverete il vostro. E imparerete ad usarlo, con un po’ di pazienza. Ci sono anche dei corsi, io non ne ho mai fatti, youtube è stato il mio maestro (come per molte altre cose).

Personalmente, dopo aver provato fascia elastica, ad anelli e mei tai, il mio preferito è quest’ultimo.

E’ il più versatile, lo si sfrutta dal primo giorno di vita fino ai tre anni inoltrati. Unico neo è che è un po’ macchinoso da indossare perchè ha delle fasce molto lunghe da gestire e non può essere messo e tolto immediatamente come una fascia ad anelli; ultimamente ho visto in commercio delle versioni un po’ meno impegnative, come l’onbuhimo (mei tai ad anelli, quello in cui sta per trasformarsi il mio) o il mei tai con le fibbie.

Se l’idea del mei tai vi stuzzica, un sito economico sul quale acquistarlo è tiwawita. Lì trovate la versione classica e altre idee carine. Il mio dura da oltre 3 anni e non mostra alcun segno di deterioramento.

Io e il mio cangurino a 2 anni

Io e il mio cangurino a 2 anni

Buone passeggiate!!!

La coperta miracolosa

Dopo un lunghissimo periodo di assenza eccomi qui a riprendere in mano queste pagine.
Molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose cono cambiate.
Adesso ho un figlio “grande”, ha già tre anni ed è un piccolo uomo.
Ma ho anche una figlia piccola ed è di questo che vorrei parlarvi.
Non di mia figlia in sè, che ovviamente è uno spettacolo, come tutti i figli, ma del SONNO.

Si, del SONNO, a caratteri cubitali perchè quando ho scoperto che stavamo per avere un altro microbo in giro per casa, la mia paura più grande non era la gravidanza, non era la gelosia del fratello grande, non era il parto (beh, quello un po’ sì…). Insomma, il mio terrore più grande era trascorrere altri 2 anni della mia vita senza dormire, ed ero appena uscita dal primo, lunghissimo, tunnel.

Ho passato quindi parecchi mesi a studiare delle possibili soluzioni per non essere colta, questa volta, alla sprovvista.
Escludendo il pianto ad oltranza ed il gas, ho trovato la “miracle blanket“.
Bisogna parlare in inglese perchè gli anglosassoni sono anni luce avanti a noi e loro hanno la soluzione indolore per il sonno. La miracle blanket altro non è che uno “swaddler”.
Swaddling è la pratica di fasciare i neonati, non come facevano gli antichi per tenergli dritte le gambe, bensì una fasciatura morbida, che consente la mobilità degli arti inferiori, ma che limita quella delle braccia, contenendo il cosiddetto riflesso di Moro, cioè il riflesso che i neonati hanno di sussultare e spalancare le braccia ad ogni cambio di posizione o minimo rumore, o semplicemente perchè il neurone che in quel momento passa di là glie le fa spalancare all’improvviso.
Il riflesso di Moro che permette ai piccoli di abituarsi alla grandezza del mondo esterno, li costringe a svegliarsi.
E qui lo swaddler fa il suo ingresso salvando le notti di noi genitori.

Chi è bravo può arrangiarsi con un lenzuolino o una copertina (leggera, mi raccomando) a costo 0. Io a meno di 25€ ne ho comprato uno fatto apposta, la miracle blanket per l’appunto, che è in cotone organico e non ha velcro ma si avvolge e basta. Per il sonno che ho guadagnato sono i 25€ spesi meglio di questi ultimi mesi!

Devo dire che all’inizio la piccola non sembrava gradire, i fatidici primi 40 gg sono stati comunque da incubo, ma seguendo alcuni consigli online ho trovato il mio metodo, ad esempio all’inizio per paura di farle male non la stringevo come avrei dovuto e l’effetto sortito era scarso, nel giro di pochi minuti le braccia uscivano dal “bozzolo” e vanificavano ogni sforzo. Prendendo un po’ di confidenza però il miracolo è avvenuto davvero… 6 ore di sonno ininterrotto a pancia in su.
Si, perchè dimenticavo di dire che la mia bambolina dorme come un ghiro senza fasciatura, ma solo a pancia in giù e pare che non vada bene perchè le statistiche dicono che aumenta il rischio di SIDS.

Adesso che abbiamo trovato la pace e da due mesi notte=riposo, si avvicina il momento in cui dovremmo abbandonare la nostra coperta magica: quando i piccoli cominciano a rotolare non è più sicuro imbozzolarli perchè potrebbero soffocare senza potersi tirare su con la forza delle braccia.
Ci stiamo già attrezzando per l’opera, ma di questo vi parlerò in un altro capitolo.

Buona nanna a tutti.

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IL GELO DI MELLONE FA ESTATE!

il mio gelo di mellone

Buongiorno e buon Ferragosto a tutti!
Quello che vi propongo oggi, giornata di gite fuori porta, grigliate e mare, è una ricetta!

E’ un dolce fresco e buono e prende spunto dalle mie radici siciliane… e un po’ da internet, perchè devo confessare che quello originale io non l’ho mai mangiato!
E’ il gelo di mellone! Il mellone (si, con la doppia L) in Sicilia, come in altre parti del Sud, è il cocomero o l’anguria.

Quello che vi serve (per circa 6 persone) è:
•    un passaverdura (andrà bene anche un mixer!). In base alla pazienza che avete scegliete l’uno o l’altro.
•    1l di succo di anguria
•    100g di zucchero
•    80g di maizena
•    granella di pistacchi
•    gocce di cioccolato
•    una pentola
•    un fornello
•    un frigorifero

Nella ricetta vera ci va anche l’essenza di gelsomino, ma vi sfido a trovarla in Veneto. Beh, se la trovate bene, altrimenti io l’ho sempre fatto senza ed è buono lo stesso!
In alternativa potreste prendere dei fiori di gelsomino e farci non so quale procedura per tirarne fuori l’essenza, ma allora il tutto priverebbe della semplicità questa bella ricetta, quindi la scelta sta a voi!

E’ molto molto facile: passate l’anguria estraendone il succo. Amalgamate al succo lo zucchero e la maizena (meglio se setacciata).
Mettete sul fuoco e mescolate, mescolate, mescolate, mescolate senza mai fermarvi fino a che il composto non bolle e piano piano si addensa. Fatelo bello denso, mi raccomando!
Lasciatelo poi raffreddare in una ciotola di vetro o negli stampini singoli (più carini, ma non pratici se dovete portarli a casa del vostro amico che ha il giardino e può fare la grigliata) e mettete in frigo a rapprendere (una notte intera è meglio).
Quando è sodo e freddo decorate con le gocce di cioccolato e con la granella di pistacchi.

L’estate è servita!
…peccato che dove sono io manchi il mare…

L’Italia è un paese per vecchi

La società cambia, cambia il resto del mondo, ma sembra che se in Italia vuoi sopravvivere come genitore, devi ricorrere per forza all’organizzazione matriarcale in voga molti decenni fa.

Questo cane la coda se la mangia in un boccone.

Partiamo dalla maternità.

5 mesi di obbligatoria. 2 prima e 3 dopo. Se vuoi fare Mandrake 1 prima e 4 dopo. Però devi andare a lavorare sperando che nessuno ti carichi su un cesto e ti dia fuoco scambiandoti per una mongolfiera.
Finita l’obbligatoria (pagata all’80%, riesci a sopravvivere dignitosamente) nella migliore delle ipotesi tuo figlio avrà 4 mesi. Un bambino di 4 mesi si può dire autonomo tanto quanto uno di 1 mese. Se non fosse che sa sollevare la testa e farti qualche melenso sorriso.

E allora che problema c’è? Hai 180gg  per stare ancora a casa a goderti il tuo nuovo giocattolo urlante. Però ti paghiamo un po’ meno… della metà!

Io vorrei incontrare quel genio che ha stabilito il meccanismo della maternità. La chiamano prestazione a sostegno del reddito. Del reddito di chi??? Non certo il mio.

Ma non finisce qui perché di cazzate in Italia riusciamo ad essere dei veri campioni.

Lo mandi all’asilo nido. Io credo che l’asilo nido sia una delle migliori istituzioni esistenti. Da quando mio figlio va al nido dorme, mangia e fa un sacco di progressi.
Il problema è che dove vivo io l’asilo nido, CONVENZIONATO CON IL COMUNE, ammesso che tu riesca ad entrare, ha una retta al pari di un mutuo.

Io pago 350€ + i pannolini (e non è la retta più alta). E per chi non ha mai acquistato un pacco di pannolini sappiate che costano mediamente 0,20€ l’uno e che un moccioso di 12 mesi ne consuma circa 6 al giorno per una media di poco meno di 40€ al mese. Solo la cacca costa 40€ al mese!!!

E se vostro figlio si ammala? Perchè all’asilo vostro figlio si ammalerà eccome! Niente paura, c’è la malattia bambino; non retribuita.

E mamme, auguratevi di allattare al seno vostro figlio perché se avete da comprare anche il latte in polvere a fine mese potreste non avere gli spiccioli per il pane!!!

La soluzione a tutto questo è semplice, una parola facile e rassicurante:

NONNI!
I nonni sono una benedizione! Se non ci fossero i nonni molti genitori non potrebbero permettersi di avere dei figli. I nonni sono instancabili, sempre buoni, generosi, pazienti.

Ma signori… i nonni di oggi lavorano!!!!!
Non è più concesso fare i nonni!

E i futuri nonni, quelli della mia generazione, saranno messi ancora peggio se qualcosa non cambia.

Si parla di bamboccioni, di mamme over 40 e lo Stato non fa altro che avvallare queste situazioni fuori dal comune. A un ragazzo di 30 anni viene chiesto di lavorare come stagista, preferibilmente con esperienza.

E se conosci oggi qualcuno che va in pensione la domanda che ti viene più ovvia è “ti posso toccare?” per verificare che non sia un’allucinazione.

Infine le aziende non concedono il part time. Quasi mai. Ma gli asili (e ancora peggio le scuole dell’obbligo) hanno degli orari che non si incontrano mai con quelli del lavoratore medio. Un impiegato che fa lavoro d’ufficio finisce alle 18.00. Gli asili non arrivano oltre le 17.30. Le scuole elementari e materne alle 16.00 sbattono fuori i mocciosi. E se non ci sono i nonni bisogna prendere una tata. E la tata non è gratis.

Non c’è logica in tutto questo. Le istituzioni non si parlano tra di loro e se in Italia si va via di casa così tardi e si fanno così pochi figli è proprio per colpa di un sistema vecchio e statico che andrebbe demolito.

Chiudo questo post dalla grossa vena polemica (e me ne scuso) con un pensiero un po’ più positivo.

Avere dei figli è comunque bellissimo, e vale tutti i sacrifici che purtroppo noi mamme lavoratrici e senza nonni a disposizione giorno e notte siamo costrette a fare.

Perché nel sorriso sdentato dei vostri figli c’è tutta la ricchezza del mondo.

Ho trovato un randagio!

Era tanto che non ne abbandonavo uno e non mi era mai capitato di trovarne, e invece l’altro giorno, passeggiando vicino al supermercato ne ho visto uno! Che emozione, finora avevo solo liberato e mai catturato!

No, non avete capito! Sto parlando di libri! Se un libro ti piace va abbandonato, in modo da permettere a qualcun’altro di poterne godere!

Quella del Book Crossing è una pratica che adoro, peccato che in Italia sia ancora poco praticata, perché siamo troppo gelosi delle nostre cose. E qui si apre un mondo… quello dello scambio case, o del couch surfing. Direi che non siamo ancora pronti, troppo schizzinosi e sospettosi. E troppo ignoranti per capire che condividere è risparmiare e potersi permettere ciò a cui altrimenti difficilmente avresti potuto avere accesso.

Ma ritornando ai libri randagi le regole sono poche e semplici:
•    leggi un libro.
•    Ti piace? Lo registri su bookcrossing.com e gli attacchi una bella etichetta con il suo codice.
•    Lo abbandoni. E qui puoi scegliere se abbandonarlo per strada (meglio se indichi sul sito dove e quando hai intenzione di lasciarlo); oppure lasciarlo in una delle OBCZ (official book crossino zone) vicino casa tua.

La soddisfazione nel vedere che qualcuno ha ritrovato il tuo libro (se ovviamente lo segnala sul sito e purtroppo non succede sempre) è davvero grande!

Se non avete mai provato cosa aspettate? Non ci credo che non abbiate alle vostre spalle un mucchio di bei libri messi lì ad accumulare polvere. Portateli a fare un giro e a conoscere nuovi amici!

Link

BABYBAZAR

BABYBAZAR

Oggi lavoro tardi e, facendo un giretto per il paese, mi sono imbattuta in un negozio che già conoscevo per nome, ma nel quale non ero mai stata.
Per chi come me è un genitore senza soldi e con la casa piccola che esplode di cose nuove e pressochè mai utilizzate, è una manna.
Se poi siete delle mamme riciclone ed ecosostenibili è proprio il posto che fa per voi!
Anche il sito è fatto molto bene, fatevi un giro!